28 maggio 2017
Aggiornato 01:00
Calcio - Serie A

Ora basta: Milan e Inter fuori dal tempio

Continua il momento negativo delle due milanesi. Il Milan, da quando la società è passata nelle mani di Li Yonghong, non è ancora riuscito a vincere una partita. L’Inter dal canto suo versa in una crisi ancora più drammatica: la sconfitta interna contro il Sassuolo è la sesta nelle ultime sette partite. I rossoneri però hanno qualche giustificazione in più.

Un'immagine del recente derby tra Inter e Milan (© Ansa)

MILANO - Dal Vangelo secondo Matteo: «Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri».» 

Nessun esercizio di blasfemia, per carità, ma gli strali lanciati qualche giorno fa dalle colonne di Sport Week contro Milan e Inter hanno indiscutibilmente rievocato quel sacro passaggio della religione cattolica.

Via da San Siro

«Non ci si può ridurre così: la Scala del calcio a territorio di caccia di Cagliari ed Empoli - le parole di Luigi Garlando sull’inserto della Gazzetta dello Sport -. Ci sarebbero gli estremi per il getto della spugna. Stop, basta! Inter e Milan, fuori da San Siro per manifesta inferiorità! Procuratevi terzini migliori di Nagatomo e Vangioni, attrezzatevi con una qualità di gioco e di giocatori in linea con la tradizione di Milano, presentatevi con formazioni che tornino a far paura e a vincere, degne di un palcoscenico come San Siro e poi ne riparleremo. Nell’attesa accomodatevi pure a giocare al Brianteo di Monza o in qualche altro stadio lo dell’hinterland».

Inter allo sbando

Un concetto evidentemente condiviso e sposato appieno anche dalla tifoseria nerazzurra, se è vero che nel corso della sconveniente prestazione dell’Inter contro il Sassuolo, adornata dalla solita e inevitabile sconfitta interna, il popolo della curva ad un certo punto ha abbandonato lo stadio e lasciato i propri «beniamini» ad un mortificante soliloquio. Non prima però di aver esposto un gigantesco telo bianco corredato da un inequivocabile striscione: «Caliamo un velo pietoso».

Sparta e Atene

Meno drammatica, ma comunque incresciosa la situazione in casa Milan. Se la Sparta nerazzurra piange, con la miseria di 1 punticino (per altro proprio contro i dirimpettai di Navigli), Atene rossonera non ride dall’alto dei suoi 7 punti. Numeri imbarazzanti specialmente se confrontati con i 17 conquistati dal Crotone, sull’orlo del baratro della serie B, nello stesso arco temporale. 

Le giustificazioni rossonere

A differenza dell’Inter però, il Milan ha qualche giustificazione in più. 

La prima: i rossoneri sono reduci da una doppia sessione di mercato vissuta all’insegna del risparmio (27 milioni spesi complessivamente da Galliani, a fronte dei circa 150 investiti dalla dirigenza nerazzurra per) e quindi ovviamente con ambizioni di partenza inferiori. 

La seconda: quella che sta per concludersi è stata un’annata particolarmente impervia per i colori rossoneri, con la questione closing che ha tenuto banco per oltre sette mesi, minando alla base le già precarie certezze dei calciatori a Milanello.

La terza: malgrado le premesse su elencate, a meno di clamorose e francamente inattese sorprese nelle ultime due giornate, alla fine del campionato i ragazzi di Montella staccheranno il biglietto per la prossima edizione dell’Europa League - seppur partendo dagli umilianti preliminari di fine luglio - mentre l’Inter costringerà i propri tifosi ad una triste stagione passata a guardare la tv.

Crisi disonorevole

Sta di fatto che quella vissuta dalle due squadre milanesi rappresenta una delle crisi più disonorevoli dell’ultracentenaria storia calcistica del capoluogo lombardo. Situazione ancor più inquietante alla luce del recente passaggio di proprietà di entrambe le società a nuovi gruppi cinesi. Sarà un caso, ma l’Inter di mister Zhang Jindong, malgrado i massicci investimenti sul mercato, ancora non trova uno straccio di quadratura dirigenziale, mentre il Milan di Li Yonghong, da quel famoso 13 aprile in cui il club di via Aldo Rossi è stato ceduto da Silvio Berlusconi, non è più riuscito a vincere una sola partita. 

Prima che Eupalla, dea del calcio invocata dal grande Gianni Brera, decida di cacciare definitivamente Milan e Inter dal Tempio di San Siro, sarà il caso che le due società facciano in fretta qualcosa per raddrizzare la baracca. Il football italiano non può più aspettare.