30 aprile 2017
Aggiornato 08:30
Cessione Milan

Milan, l’ultimo sgarbo di Berlusconi

Appare sempre più chiara la decisione di Silvio Berlusconi di non accettare la carica di presidente onorario del Milan. Alla base ragioni di cuore, ma sotto sotto si fa strada l’ipotesi di non voler essere a bordo nel caso la barca di Yonghong Li dovesse affondare. Malgrado tutte le rassicurazioni offerte ai tifosi rossoneri.

Il presidente del Milan Berlusconi (© Ansa)

MILANO - Non è ancora ufficiale, ma a questo punto non sembrano esserci più dubbi: Silvio Berlusconi ha ascoltato le ragioni del cuore e ha detto no, non accetterà l’incarico di presidente onorario dell’Ac Milan propostogli dal futuro proprietario del club rossonero Yonghong Li.
In teoria un ennesimo gesto d’amore nei confronti della sua creatura. Qualcosa di molto simile alla scelta di un uomo innamorato e costretto ad una separazione dolorosa: restare amico della persona amata oppure troncare di netto i rapporti? Meglio, molto meglio cancellare ogni residua traccia di connessione e cercare di andare avanti voltando definitivamente pagina.

Nessuna voce in capitolo
In realtà nella decisione di Silvio Berlusconi pesa anche altro. La consapevolezza maturata nelle ultime settimane, ad esempio, di non poter contare più nulla nell’apparato decisione della nuova società. Conditio sine qua non per accettare il prestigioso incarico, posta inizialmente dal presidente uscente del Milan, era quella di avere voce in capitolo sulla questione tecnica, compresa - ancora! - la possibilità di scegliere quale modulo tattico imporre coercitivamente all’allenatore di turno. Richiesta ovviamente inaccettabile da parte della nuova proprietà, da qui la risposta negativa.

La promessa non mantenuta
Tutto legittimamente comprensibile, quindi. Quello però che resta negli occhi dei tifosi è la sensazione di trovarsi di fronte all’ennesima mancanza della parola data da parte di Silvio Berlusconi. Facciamo un passo indietro, al momento in cui l’uomo di Arcore assicurava il popolo rossonero che la società sarebbe stata ceduta solo in mani sicure, ad imprenditori solidi e potenti in grado di risollevare l’immagine del Milan e riportarlo ai fasti del primo ventennio berlusconiano.

Nuvoloni sulla nuova proprietà
Da quel momento in poi sono cambiate tante cose. Sulla nuova proprietà del club rossonero si sono addensati nuvoloni minacciosi: la mancanza di liquidità del futuro numero uno di via Aldo Rossi Yonghong Li (patrimonio dichiarato appena 500 milioni di euro); l’intervento del fondo speculativo americano Elliott - notoriamente coinvolto solo in operazione dove c’è da fare business - pronto a prestare all’uomo d’affari cinese ben 303 milioni a tasso d’interesse da codice penale per consentirgli la chiusura della trattativa; e per finire un alone di mistero su tutta questa operazione che non suggerisce eccessiva tranquillità.

L’ultimo colpo di genio
Ecco, se in questo contesto tutto ancora da decifrare, Silvio Berlusconi fosse rimasto al comando, anche solo da presidente onorario, la sua semplice presenza nell’organigramma della nuova società avrebbe garantito ai tifosi milanisti l’attenzione necessaria al corretto sviluppo delle operazioni. Invece no, l’imperatore di Arcore ha preferito farsi da parte, dire «no grazie» all’offerta di Yonghong Li e lasciare definitivamente il Milan in mani ignote. Così, se disgraziatamente la barca dovesse affondare, mentre i tifosi rossoneri saranno lì a disperarsi, lui sarà comodamente sdraiato in spiaggia a godersi un mojito e contare i 520 milioni che comunque da questa transazione è riuscito ad incassare. L’ultimo colpo di genio dell’ineffabile presidente.