30 aprile 2017
Aggiornato 09:00
Calcio - Serie A

Milan, il regalo d’addio di Berlusconi e Galliani

La poco brillante prestazione dei rossoneri a Pescara ha rimesso in discussione le certezze europee di mister Montella. La realtà afferma che questa è una squadra povera qualitativamente e che il settimo posto fotografa il reale valore della rosa. E si avvicina il quarto anno consecutivo senza Europa.

Berlusconi e Galliani, protagonisti dell'ultimo trentennio rossonero (© ANSA)

MILANO - Una delle prime lezioni di aritmetica che vengono propinate ai piccoli bambini delle elementari è la seguente: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. È la base per poter procedere con lo studio della matematica, con le sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni, equazioni etc. etc. Un po’ come ai giovani calciatori insegnano già nelle scuole calcio che non si passa mai la palla indietro al portiere all’interno dello specchio della porta (ogni riferimento al frittatone firmato Paletta-Donnarumma è puramente voluto), ma questo forse è un altro discorso.

Lezione di aritmetica
Tornando alle nostre lezioni di aritmetica, questo messaggio è risuonato infido nel post-partita di Pescara-Milan, quando l’analisi del match è risultata impietosa: con questi giocatori è praticamente impossibile raggiungere determinati traguardi. Per quanto mister Montella si ingegni a tirar fuori il meglio da ognuno di loro, cambi posizioni, stili di gioco, moduli ed interpretazioni tattiche, la verità implacabile alla fine viene a galla. La qualità della rosa del Milan è modesta, modestissima. 

Rosa scadente
Basti guardare l’undici messo in campo a Pescara per rendersene conto: togliamo Donnarumma, Romagnoli e Deulofeu (quest'ultimo per giunta in prestito), gli unici a portare con dignità il titolo di ottimi calciatori, tutto il resto è fuffa. Fuffa, tra l’altro, pericolosamente spacciata per roba buona da Adriano Galliani, il prode direttore sportivo Maiorino e tutta la baracca mediatica che ruota attorno al vecchio amministratore delegato di Casa Milan.
Impossibile pensare che con gente - per giunta anche piuttosto avanti con gli anni - dello spessore tecnico di Josè Sosa, Mati Fernandez, Leonel Vangioni e perfino dei tanto celebrati Paletta e Bacca, si possa ambire ad un posto tra le grandi del nostro calcio. 

Le colpe del mister
Con questo non vogliamo ritenere Vincenzo Montella esente da colpe. Se la squadra rossonera, al cospetto dell'ultima in classifica e con la peggior difesa del campionato, scende in campo con lo stesso spirito agonistico sfoggiato nelle amichevoli del giovedì tra scapoli e ammogliati, è impossibile non puntare l’indice verso l’allenatore di Pomigliano D’Arco. Eppure le premesse della vigilia erano state chiare: attenzione ad abbassare la guardia, contro il Pescara di Zeman bisogna giocare concentrati.

Approccio sbagliato
Detto fatto. La partita del Milan all’Adriatico è stato un concentrato di tutto quello che non deve essere fatto da una squadra alla disperata ricerca di punti. Approccio molliccio e indolente, testa per aria, gambe pesanti, zero idee e tanta, tanta confusione. A smentire categoricamente la teoria portata avanti con orgoglio da mister Montella fino a qualche giorno fa, secondo cui: «Giocando in questo modo andremo sicuramente in Europa».

Il regalo di Silvio e Adriano
Oggi possiamo tranquillamente affermare che la prestazione del Milan è stata in linea con le sue oggettive e reali ambizioni: arrivare tra il settimo e l’ottavo posto in campionato. Oggi è questo il valore della squadra, specialmente senza alcuni big da tempo fuori causa (Bonaventura e Suso su tutti).
Peccato, perchè Montella era stato bravo a illuderci tutti, regalandoci perfino una speranza europea. Ma alla fine i nodi vengono al pettine e oggi non possiamo far altro che rammaricarci ed iniziare a fare la bocca al quarto anno consecutivo senza competizioni internazionali. Lo sgradito regalo d’addio di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.