26 marzo 2017
Aggiornato 20:30
Cessione Milan

Milan, niente il closing: la caparra slitta ancora

Telenovela, teatrino, pagliacciata, ormai non si sa più come definire questa squallida vicenda del closing rossonero. Probabilmente è arrivato il momento di una contestazione epocale, di quelle da far tremare i polsi a chi sta tramando nell’ombra per screditare un pezzo di storia del calcio come l’Ac Milan.

La curva sud del Milan (© ANSA)

MILANO - Tra un rinvio e l’altro non c’è da meravigliarsi se arriveremo al giorno del closing quando ormai saremo tutti vecchi ed incapaci di brindare ad un tale lieto evento. Paradosso per paradosso, vale la pena prendere in questo modo una della più vergognose pagliacciate della storia del calcio. Perchè purtroppo di questo si tratta, malgrado si stia parlando del futuro dell’Ac Milan, uno colonna portante del calcio mondiale, un pezzo di storia tra i più fulgidi e luminosi del football di casa nostra e soprattutto - ed è questo l’aspetto più inquietante - ragione di vita e di fede per oltre 6 milioni di tifosi rossoneri in Italia, più varie altre centinaia di milioni sparsi per il mondo.

Ennesimo ritardo
La cronaca di oggi è un concentrato di quanto già letto e raccontato tante, troppe volte nel corso di questi ultimi 7 mesi, da quando cioè il consorzio cinese denominato Sino-Europe Sports ha firmato un accordo in esclusiva con la Fininvest per l’acquisizione del 99.93% del pacchetto azionario dell’Ac Milan. Si parla infatti di altri giorni di ritardo perchè la terza caparra da 100 milioni di euro (sarebbe la terza) finisca delle casse di Silvio Berlusconi. Il bonifico era previsto entro la fine della settimana, ma a questo punto se ne parlerà - forse - la prossima. 

Problemi burocratici
Si parla di lungaggini burocratiche e non meglio precisati problemi tecnici nel trasferimento dei capitali, raccolti fuori dalla Cina così come quelli serviti a pagare le due precedenti caparre, 100 milioni di euro dopo il preliminare e altri 100 milioni di euro per il primo rinvio del closing dovuto a mancanza di fondi. Ma a questo punto la domanda da un milione di dollari, alla quale nessuno naturalmente si sognerà mai di rispondere, è la seguente: se Yonghong Li non è riuscito a mettere insieme quanto dovuto e farlo uscire dalla Cine in ben 7 mesi di trattative, come si pensa possa farlo da qui al 7 aprile, giorno indicato da tutti come deadline per il closing? 

Povero Kilpin
Ammettiamolo, siamo ormai tutti rassegnati a vedere chiudere questa storia nella maniera più ignominiosa possibile, ma quello che davvero non riusciamo a capire è il perchè di questa sgradevolissima mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi. E soprattutto come mai, da quella stessa tifoseria umiliata ed offesa da questi inqualificabili personaggi, non sia ancora partita una legittima, rumorosa, eclatante, indimenticabile contestazione, di quelle da far tremare i polsi a chi sta tramando nell’ombra per gettare nel fango il glorioso Milan. Herbert Kilpin si starà girando e rigirando nella tomba.