26 marzo 2017
Aggiornato 20:30
Calcio - Serie A

Milan-Ibrahimovic, le verità nascoste di un amore mai finito

Il gigante svedese è tornato a parlare del suo addio al Milan nel 2012. Lui amava i colori rossoneri e non avrebbe mai voluto andar via. La scelta fu solo di Berlusconi che in un colpo solo decise di mettere alla porta tutta la vecchia guardia del Milan.

L'attaccante svedese ai tempi della sua permanenza al Milan (© Ansa)

MILANO - L’occasione è stata quella di una bella chiacchierata con Fabio Capello (suo primo allenatore in Italia appena sbarcò alla Juventus dall’Ajax) negli studi di Fox Sport per parlare serenamente di calcio. E lui, Zlatan Ibrahimovic, l’ha fatto, come al solito senza peli sulla lingua e senza mettere un bavaglio ai sentimenti, soprattutto quando si è trattato di parlare della sua esperienza al Milan, indubitabilmente la più importante ed emotivamente coinvolgente della sua carriera.

Lo scudetto scucito
«La mia famiglia stava molto bene a Milano. Parlavo con Galliani e il presidente Berlusconi che mi ha convinto a venire con grande voglia e grandi stimoli. Eravamo una squadra fortissima. Quando abbiamo vinto il titolo, ricordo Galliani entrare nel nostro spogliatoio con in mano la maglia dell’Inter con lo scudetto e scucirlo davanti a noi dicendo: «Adesso questo è nostro»».

La rifondazione sbagliata
E alla fine quella verità mai nascosta, che ancora fa vibrare di emozioni il cuore lacerato dei tifosi rossoneri: «Io non volevo lasciare Milano. Quando stai bene, stai bene e io al Milan stavo bene». 
Peccato che Silvio Berlusconi non fosse dello stesso parere. Tanto che, sollecitato dai suoi solerti collaboratori a dare via i pezzi forti della rosa per tentare un’improbabile ricostruzione, alla fine decise di cedere Ibrahimovic al Paris Saint Germain aggiungendo al pacchetto regalo anche Thiago Silva. Senza dimenicare i vari Seedorf, Nesta, Inzaghi, Van Bommel, Gattuso, Zambrotta, tutti dimissionati e messi alla porta nel corso di quella stessa estate calda, con i risultati che ancora adesso vediamo sotto i nostri occhi. 

Perso anche Pogba
Quello che in molti non sanno è che per colpa di quella scellerata decisione di Silvio Berlusconi, il Milan perse anche l'opportunità di tesserare l'astro nascente del calcio europeo Paul Pogba. Il centrocampista francese, già in rotta di collisione con il Manchester United di Sir Alex Ferguson, era finito al centro di una trattativa tra Galliani e Raiola e sembrava tutto fatto per un suo approdo al Milan. Poi la scelta presidenziale di smembrare la squadra, distruggerla a colpi di piccone agli occhi del mondo, un'azione fatale che ha poi indotto il superpotente Mino a portare il suo pupillo alla corte di Marotta alla Juventus.

Quell’assurdo malinteso
E pensare che allora tanti tifosi del Milan, imbeccati probabilmente da qualche velina presidenziale, si permisero addirittura di dare del mercenario allo svedese, senza sapere quanto Zlatan soffrì per quella cessione mai approvata del tutto, al punto che non rivolse più la parola a Galliani per due anni.
Inutile dirlo, per il popolo milanista e per il bomber di Malmoe, quell’addio rappresenta ancora oggi una ferita aperta.