29 marzo 2017
Aggiornato 11:00
Cessione Milan

Milan: le chiacchiere di Berlusconi e una verità inconfutabile

Malgrado le chiacchiere della famiglia Berlusconi, Silvio e Paolo, il futuro del Milan è sempre più incerto. Colpa di un’operazione closing avvolta nella nebbia e di una gestione della trattativa portata avanti in maniera farsesca. E il rispetto per i tifosi va a farsi benedire…

Il presidente del Milan Silvio Berlusconi (© Ansa)

MILANO - Lasciate perdere i quotidiani sportivi, che per esigenze di spartito un po’ di spazio alle grandi del calcio italiano devono concederlo per forza, e date un’occhiata alle pagine dedicate allo sport dei principali quotidiani generalisti: del Milan e della stucchevole vicenda closing già non si parla più. È la misura del fastidio sempre crescente dell’universo calcistico - per non parlare dei tifosi rossoneri - nei confronti della parodia messa in piedi da Silvio Berlusconi e i suoi fedeli collaboratori riguardo la cessione dell’Ac Milan.

Nulla di preoccupante
Eppure lui, l’uomo dei 29 trofei in 31 anni alla guida del club, si ostina a rassicurare l’ambiente sulla bontà delle proprie scelte e sull’affidabilità (!?) del consorzio cinese Sino-Europe Sports, protagonista - al pari di tutti i vertici Fininvest - di una delle più ridicole performance economico-calcistiche della storia dello sport. «Non direi che i cinesi si stanno allontanando - continuava a sostenere il Cavaliere non più tardi di un paio di giorni fa -, ci hanno chiesto un’ulteriore breve proroga, e in questo non vedo nulla di preoccupante».

Bravo Silvio
Teoria immediatamente ripresa dal fratello Paolo, decisamente meno ingombrante dell’imperatore di Arcore, ma pur sempre uno con il cognome Berlusconi: «Chi insinua che questa operazione sia in realtà una messa in scena per far rientrare capitali esteri è in malafede, mio fratello all'estero ha solo una villa, e rigorosamente dichiarata. Pensare di fare una cosa del genere sotto gli occhi di tutto il mondo è da stupidi». Per poi entrare nel dettaglio e tentare di dare una spiegazione logica ad una situazione che di logico non ha nulla: «C’è un importante advisor che ha presentato questo gruppo di investitori cinesi che alla fine di una lunga trattativa hanno versato prima 100 milioni, e poi altri 100. Per colpa di norme del governo cinese non siamo arrivati al closing e c'è stata una pausa. L'atteggiamento giusto di mio fratello, che è oggi in essere, è di dare tempo una settimana per versare altri 100 milioni e di dare un mese di tempo per chiudere la trattativa».

Brocchi, pericolo scampato
La verità è che se il popolo rossonero non è ancora insorto e accorso sotto le finestre di Arcore a chiedere spiegazioni sensate a giustificare questo sconveniente teatrino, Silvio Berlusconi deve ringraziare solo Vincenzo Montella. Proprio quel Montella che, se fosse dipeso dal presidente rossonero, dopo la sconfitta (più che dignitosa, occorre ricordarlo) all’Olimpico contro la Roma, sarebbe stato esonerato. Magari per richiamare al capezzale del Milan Cristian Brocchi, che starà anche portando il Brescia in Lega Pro, ma almeno ha il buon gusto di obbedire ai diktat berlusconiani e di giocare sempre con il trequartista.

I meriti di Montella
È solo grazie al tecnico rossonero e ai suoi ragazzini terribili che la squadra, a dispetto della pagliacciata closing che incombe come un macigno su Milanello, continua a marciare verso un traguardo europeo reso tortuoso ed impervio dalle umilianti traversie societarie. È solo grazie al gran lavoro di staff tecnico e squadra e agli impensabili risultati fin qui ottenuti dal Milan (dopo la vittoria contro il Chievo sono 50 punti i punti conquistati, 13 su 15 nelle ultime 5 partite) che oggi il tifoso rossonero può sfoggiare ancora una parvenza di sorriso. A dispetto delle urticanti dichiarazioni di Silvio Berlusconi.

Verità inconfutabile
La verità purtroppo inconfutabile è che il futuro del club di via Aldo Rossi è sempre più nebuloso. Era il febbraio 2015 quando iniziava a materializzarsi il profilo tutto chiacchiere e selfie di Bee Taechaubol. Da allora sono passati venticinque mesi, tre cordate, due caparre e l’angosciante certezza di non essere - purtroppo - su Scherzi a parte.
Sarebbe il caso di alzare la voce per chiedere risposte, come ogni tifoso milanista nel proprio piccolo sta provando a fare. Sarebbe il caso di reclamare trasparenza, chiarezza, nitore. Sarebbe il caso di pretendere che qualcuno (Silvio Berlusconi, i manager Fininvest, gli advisor, gli studi notarili, il sempre più oscuro Yonghong Li, l’ufficio stampa di SES, chiunque di loro) venisse fuori a spiegare a tutto il mondo del calcio - non solo ai tifosi del Milan - che razza di operazione squinternata si sta cercando di portare avanti. 

Ecco cosa sarebbe il caso di fare, ma tanto nessuno ci darebbe ascolto.