27 maggio 2017
Aggiornato 08:00
Calcio - I top e i flop Milan-Inter 3-0

Milan, Kucka e Bacca spazzano via l'Inter

Protagonisti della stracittadina milanese, oltre naturalmente ai due tecnici amici-nemici, i bomber di Milan e Inter: da una parte Bacca e Balotelli (nel bene e nel male), dall’altra Icardi, uomo decisivo del match.

TOP

1) KUCKA – Il carrarmato che «quando parte è difficile fermarlo», come da preziosa analisi del tecnico Mihajlovic, stavolta non solo si immola per garantire alla causa rossonera muscoli, fiato ed energia, ma offre agli 80.000 presenti sugli spalti di San Siro (e ai milioni di tifosi posizionati comodamente in poltrona davanti alla tv) un concentrato di intraprendenza, coraggio e dinamismo che lascia ben sperare per il futuro del Milan. Che accanto a Montolivo serva un giocatore con determinate caratteristiche, piuttosto che un fine ma timido palleggiatore come Bertolacci, è ormai un dato acclarato. Adesso anche mister Mihajlovic sembra averlo metabolizzato. CATERPILLAR

2) BACCA – Hai voglia a chiedergli di mettersi maggiormente a disposizione dei compagni, di cercare il dialogo, di lavorare per la squadra. Carlos Bacca è un bomber, un centravanti vero, una vipera davanti alla porta avversaria, uno che appena gli arriva una palla giocabile la prende e la butta dentro, senza se e senza ma. È quello il suo ruolo ed è inutile pretendere altro. Grazie al gol realizzato nel derby siamo a 11 in campionato, con una media realizzata da fantascienza. Pensate solo se gli arrivassero più palloni giocabili… LETALE

3) HONDA – Al samurai triste va assegnata d’obbligo la terza nomination di giornata. Non perché il suo voto in pagella si discosti così tanto da quello di  altri suoi colleghi, da Montolivo a Bonaventura, da Antonelli a Romagnoli, da Alex a Niang, tutti più che positivi nel derby contro l’Inter. Ma la prestazione di Honda va oltre. Oltre la consapevolezza di giocare fuori ruolo, di non avere le caratteristiche fisiche e tecniche per fare il lavoro che gli chiede Mihajlovic ma garantire forza e coraggio per farlo lo stesso; oltre per l’applicazione maniacale messa sempre in allenamento e in partita; oltre per la solerte puntualità con cui rifornisce i compagni di squadra di preziosi assist (la palla morbida messa in rete da Alex sembrava la fotocopia di quella servita a Kucka all’Olimpico contro la Roma); oltre per la serietà e l’umiltà con cui continua portare con orgoglio e coraggio una maglia pesante come la n. 10 rossonera. Una volta c’era Di Livio, oggi c’è Honda. SOLDATINO

FLOP 

1) MANCINI – Il derby di Roberto Mancini meriterebbe di essere analizzato su due piani, quello tecnico-tattico e quello comportamentale. E per entrambi fatichiamo a superare il 3 in pagella. Cominciamo col dire che una squadra con velleità non dico di scudetto ma quanto meno di primi tre posti in campionato non può permettersi il lusso di speculare sui moduli degli avversari senza averne uno proprio, senza dimenticare che continuando a modificare assetto di gioco a seconda di chi c’è di fronte l’unico risultato ottenuto dal Mancio è che adesso i calciatori nerazzurri sono confusi e infelici. Poi ci sarebbe quell’irrilevante problemino dell’educazione: prima un elegantissimo dito medio rivolto ai tifosi che godevano nel vederlo schiumante rabbia dopo l’espulsione; poi tutto il «savoir faire» messo in mostra nel corso dell’intervista post-gara con la collega Calcagno di Mediaset, messa ingloriosamente in riga a base di «Questa è una stronzata, siamo seri, che stupidaggine…dici cagate!» etc. etc. Il modo migliore per chiudere una serata da dimenticare. O forse invece da tenere bene a mente per il futuro. IRRITABILE

2) ICARDI - Povero Icardi, come se non bastasse l’ennesima panchina e l’ormai conclamata retrocessione da capocannoniere nerazzurro a centravanti del giovedì (inteso come attaccante titolare solo nelle amichevoli di metà settimana), lo spaesato Maurito si è rivelato comunque l’uomo più pericoloso dell’Inter. Prima costringendo Donnarumma a un autentico miracolo, poi procurandosi il rigore che purtroppo ha avuto anche la pretesa di voler tirare. Con la conseguenza che quel pallone (che il suo allenatore Mancini avrebbe messo in rete anche a 50 anni) invece che finire in fondo al sacco si è stampato sul pallo, scatenando la gioia più sfrenata di Salvini (elegantissimo e charmant nel suo gesto ripreso in tribuna a San Siro) e di tutto il popolo milanista. BELLO E IMPOSSIBILE

3) BALOTELLI – Erano anni che non si vedeva Supermario così sorridente come ieri sera mentre i suoi compagni strapazzavano l’Inter sotto una valanga di gol. Sorriso che è improvvisamente sparito dal suo volto appena Mihajlovic lo ha distolto dai suoi compiti di panchinaro e l’ha buttato in campo per fare un po’ di passerella. Subito un brusco diverbio con il pittbul Medel grazie al quale Damato gli ha sventolato in faccia il solito cartellino giallo, ormai tassa inevitabile in ogni sua presenza; poi lo scontro frontale con Carlos Bacca in piena area nerazzurra per il controllo di un bel cross dalla destra che avrebbe potuto decretare il 4-0 definitivo. SOPRA LA PANCA…