8 dicembre 2016
Aggiornato 01:00
Cessione Milan

Berlusconi, da quale pulpito: «Basta parlare di closing»

Il numero uno rossonero, nel corso di una delle consuete interviste pre-elettorali, mette un freno alle chiacchiere sul closing e si tira ufficialmente indietro. Sempre più probabile uno slittamento delle operazioni a febbraio, con conseguente handicap per il mercato. Per il povero Montella a rischio i regali di gennaio.

Berlusconi sempre più propenso a farsi da parte (© Daniele Mascolo/Photoviews)

MILANO - La meravigliosa capacità di sorprendere sempre. Ecco cosa non si potrà mai negare a Silvio Berlusconi. Malgrado tutto e tutti, lui è sempre l’uomo in grado di spiazzare il nemico, di confezionare il pallonetto vincente mentre l’avversario si aspetta una stilettata rasoterra. 

Più o meno quello che è avvenuto anche ieri sera nel corso di una delle tante interviste a cui l’ex premier si sottopone volente o nolente - molto più volente - nelle settimane che precedono qualche tornata elettorale.

Si parla troppo di closing

Ebbene, dopo aver imperversato a reti unificate da almeno 15 giorni a questa parte, celebrato la sua ringalluzzita voglia di Milan e la conseguente possibilità di tenersi la sua creatura in caso di defaillance cinese, ecco una metamorfosi che nemmeno il Gregor Samsa kafkiano avrebbe saputo fare di meglio. «Basta discutere di closing, se ne parla troppo. I soldi ci sono, dobbiamo solo aspettare i tempi della burocrazia cinese».

Cosa possa aver portato Silvio Berlusconi a più miti consigli è presto detto.

La marcia indietro

È probabile infatti che i figli Marina a Pier Silvio da una parte e i vertici Finivest dall’altra abbiamo fatto presente in maniera chiara, esplicita ed inoppugnabile al romantico presidente del trentennale rossonero, il più vincente nella storia del calcio, i costi attuali - e insostenibili - di gestione dell’Ac Milan: circa 9/10 milioni al mese. Un’enormità per un’azienda come la Fininvest sempre più intenzionata a dissociarsi da un’attività onerosa ed impegnativa come il calcio.

La proroga

Ecco perchè l’ipotesi che Berlusconi, allo scoccare del 13 dicembre, data ultima per il versamento dei restanti 420 milioni che Sino-Europe Sport deve ancora a Fininvest, possa incassare la caparra e tenersi il Milan è sempre più improbabile.

Pressochè certa invece una proroga che consentirebbe ai cinesi di espletare tutte le funzioni buracratiche nei tempi e nei modi giusti ed acquistare definitivamente il club di via Aldo Rossi a febbraio 2017.

E pazienza se in questo modo rischia di saltare un’altra sessione di calciomercato costringendo Vincenzo Montella a nuovi salti mortali per ottenere il massimo da una rosa inadeguata. Per tornare a sognare in grande c’è tempo l’anno prossimo.