Calcio

Niang, croce e delizia del Milan

L’attaccante francese continua ad alternare, anche nella stessa partita, giocate di talento ad errori grossolani, lasciando in sospeso i giudizi su di lui

Mbaye Niang, attaccante del Milan (© Daniele Mascolo/Photoviews)

Mbaye Niang, attaccante del Milan (© Daniele Mascolo/Photoviews)

MILANO - La verità, si dice sempre, sta nel mezzo. Anche nel caso di Mbaye Niang, attaccante del Milan classe 1994, il popolare detto potrebbe averci azzeccato, ma certamente i tifosi rossoneri sono disorientati davanti alle prestazioni dell’ex punta del Montpellier, ormai titolare fisso del 4-3-3 di Montella, ma non sempre in linea con ciò che si aspetta l’allenatore, i compagni e i tifosi. Le sue partite sono spesso un concentrato di schizofrenia: da una parte c’è il Niang propositivo, quello che si impegna, corre e rincorre gli avversari anche nella metà campo rossonera, dall’altra c’è il Niang pasticcione, quello che non indovina un tiro, fallisce ogni tentativo di dribbling e finisce col deprimersi e vagare spaesato in mezzo al campo, invece di rimettersi in moto e continuare il suo lavoro per la causa milanista. Milan-Lazio è stata un po’ l’emblema del Niang pensiero: il francese nel primo tempo si è fatto vedere solo per una conclusione lenta più di una lumaca e bloccata con facilità dal portiere laziale, nella ripresa, invece, ha dato sfoggio di tutta la sua bipolarità calcistica, correndo sulla fascia sinistra come un ghepardo, ma facendo ammattire San Siro con le sue conclusioni strampalate (una finita addirittura in fallo laterale) e un gol fallito a mezzo centimetro dalla linea di porta che era certamente più facile segnare che sbagliare.

Quale il vero Niang?

Poi è arrivato il calcio di rigore del definitivo 2-0 che ha permesso a Niang di fare pace col pubblico milanista, ma non di fugare tutti i dubbi sul suo rendimento. Già, perché come non si può dimenticare l’abnegazione e l’utilità della punta transalpina nell’economia del gioco di Montella, al contempo non si può negare che Niang sbagli ancora tanto, troppo per uno che va per i 23 anni, età in cui i Messi, gli Ibrahimovic e i Cristiano Ronaldo erano già belli che affermati. L’attaccante del Milan appare una pietra ancora troppo grezza, segna ancora pochissimo per le qualità che ha, incide nelle partite ma non quanto potrebbe e quanto vorrebbe il suo allenatore. Questa per lui deve essere la stagione dell’esplosione definitiva, o quantomeno della continuità di rendimento, altrimenti il Milan, specie con molti più soldi in cassa, potrebbe iniziare a guardarsi intorno e valutare le offerte per il francese, aspettando anche qualche calciatore con più concretezza e cattiveria. Del resto, se un atleta promette, è giusto che si sia esigenti con lui.